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Beauty Green

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Benessere per la pelle e per il pianeta


Negli ultimi anni, l'interesse verso i prodotti green è cresciuto enormemente in tutti i settori, compreso quello della cosmetica. I consumatori sono ormai molto attenti alle tematiche ambientali e questo, nel tempo, li ha portati a modificare le proprie abitudini di acquisto, prediligendo scelte sempre più etiche e sostenibili. Anche quando si tratta di bellezza, dunque, è in aumento la richiesta di cosmetici ”verdi” non solo rispetto alle formulazioni, ma anche in riferimento alla filiera di produzione delle materie prime e al packaging, che deve essere il più possibile essenziale, realizzato con materiali riciclati e biodegradabili, per ridurre la quantità di plastica e di altri rifiuti difficili da smaltire.

Ma come possiamo capire se un cosmetico è veramente green? Innanzitutto dallìINCI, una sigla che sta per “International Nomenclature of Cosmetic Ingredients”, cioè la nomenclatura internazionale degli ingredienti presenti nei cosmetici che, per legge, deve essere indicata sull'etichetta del prodotto.
Per imparare a leggere correttamente l’INCI è importante sapere, innanzitutto, che esso declina la composizione di un prodotto in ordine decrescente di percentuale, questo vuol dire che l’elenco inizia con l’ingrediente presente in quantità maggiore e termina con quello presente in quantità minore. Inoltre, le sostanze di natura botanica sono riportate con il nome latino della pianta da cui derivano, mentre i composti di derivazione sintetica sono scritti in inglese o, nel caso dei coloranti, indicati con codici numerici C.I. Di seguito riportiamo alcune delle sostanze che sicuramente non vorremmo mai vedere riportate sull'etichetta di un prodotto, in quanto molto dannose per la nostra pelle e anche per il pianeta:
- petrolati, tutte le sostanze di origine petrolifera che troviamo indicate come Petrolatum, Paraffinum Liquidum, Cera Microcristallina e Mineral Oil;
- siliconi, i cui nomi terminano in -ONE, -THICONE (es. Dimethicone) o –SILOXANE;
- sostanze la cui dicitura contiene la particella “ETH” (es. Sodium Laureth Sulfate);
- ingredienti che terminano in “AMMINE” ;
- ingredienti indicati con 3 o 4 lettere maiuscole, come PEG, PPG, EDTA, DEA, TEA, MEA, MIPA;
- Cessori di Formaldeide (tra i più utilizzati: Imidazolinyl Urea);
- Carbomer e suoi composti.

ECODERMOCOMPATIBILITÀ. Secondo quanto osservato da SKINECO - Associazione Internazionale di Dermatologia Ecologica, negli ultimi anni, si è assistito ad un aumento di pelli sensibili e reattive, dermatite atopica e altre affezioni della cute, le cui cause possibili possono essere di vario tipo, come l'uso di cosmetici inadeguati o di prodotti contenenti veicoli e/o principi attivi non dermocompatibili.

Proprio sulla base di queste considerazioni, SKINECO ha creato ex novo il concetto di ECODERMOCOMPATIBILITÀ®. In sintesi, “una buona formulazione che rispetti le regole dell'Ecologia, non ci basta, noi vogliamo che si compia un passo in più e che il prodotto in questione dimostri anche di essere affine alla pelle (ecco la Dermocompatibilità), di non danneggiarla, e, per ultimo, ma non meno importante, che mantenga la promessa del suo claim (idratante, antirughe, elasticizzante, etc)”.
fonte: www.skineco.org

LE CERTIFICAZIONI. A volte, una semplice scritta “bio” sulla confezione di un prodotto può essere ingannevvole, una mera strategia di marketing (cosidetto fenomeno del greenwashing). Attualmente, infatti, nel mercato europeo, tranne il Regolamento 1223/2009 EU, a cui tutti devono attenersi per la preparazione di un cosmetico, non esiste ancora un vero e proprio quadro normativo unico che definisca, ufficialmente, i criteri secondo cui questo possa essere etichettato come “biologico” o “naturale”. Questa carenza di regolamentazione ha portato, negli anni, alla nascita di diversi organismi privati di certificazione che hanno stilato dei propri disciplinari, nei quali si stabilisce, in maniera rigorosa, quali caratteristiche deve avere un cosmetico per essere qualificato biologico o naturale. Per orientarsi meglio nel mondo della beauty green, quindi, oltre a controllare l'INCI, il consumatore può fare riferimento alla presenza, sull'etichetta di un prodotto, del bollino di un ente di certificazione, segno che per produrlo, sono stati rispettati determinati standard di qualità e sicurezza e, sopratutto, che non sono state utilizzare sostanze dannose per la salute dell'uomo, degli animali e dell'ambiente. Tra i marchi di certificazione più noti ci sono Cosmos e Natrue.
Cosmos - Cosmetic Organic Standard, secondo cui, affinché un cosmetico possa ottenere la certificazione Organic (biologico), è necessario che rispetto al prodotto totale finito, almeno il 20% degli ingredienti provenga da agricoltura biologica*, Di questi, gli ingredienti di derivazione agricola ottenuti da processi fisici (PPAI - Physically Processed Agro-Ingredients) presenti in formula, devono essere da agricoltura biologica almeno per il 95%”. Non sono ammessi OGM, trattamenti come l'irradiazione e sostanze ottenute da soppressione o mutilazione di animali. È vietato anche l'impiego di materie prime derivanti da specie protette. Esiste poi una certificazione Cosmos Natural per quei prodotti che contengono una percentuale di sostanze di sintesi non superiore al 2%. A livello locale, Cosmos comprende anche l’italiana Icea (Istituto per la certificazione Etica e Ambientale), Ecocert e Cosmebio in Francia, la Soil Association nel Regno Unito, BDIH in Germania. (fonte: www.cosmos-standard.org)
NATRUE, certificazione dell'International Natural and Organic Association, anch'essa molto rigorosa, che divide i prodotti finiti in tre categorie, a seconda della percentuale di sostanze biologiche e naturali contenute: naturali, che devono contenere ingredienti e rispettare metodi di lavorazione precisi e controllati, approvati dal disciplinare, ma senza la presenza di materie prime di origine vegetale biologica; naturali con componenti biologiche, in cui almeno il 70% delle materie prime deve provenire da agricoltura biologica o raccolta spontanea certificata; biologici, in cui il 95% minimo degli ingredienti deve provenire da agricoltura biologica. Dal 1° gennaio 2021, è entrata in vigore una nuova versione dello standard NATRUE che, per semplificare le informazioni offerte ai consumatori, riduce i livelli di certificazione da tre a due: "naturali" o "biologici", eliminando i prodotti certificati come "naturali con porzione biologica". Allo standard Natrue aderiscono tra agli altri, l'ente italiano CCPB, il tedesco ECOCONTROL, lo svizzero INSPECTA. Si può accedere a queste e alle altre informazioni più dettagliate sul marchio NATRUE visitando il sito internet www.natrue.org.

*Ad eccezione dei prodotti da risciacquo (bagnoschiuma, shampoo, ecc.) e dei prodotti che contengono almeno l'80% di ingredienti di origine minerale, nel cui caso il limite è il 10%, in quanto, acqua e elementi minerali non vengono mai considerati biologici.

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